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10/11/2004


FOCUS SULL'ALZHEIMER

Focus sull'AlzheimerLa malattia di alzheimer è molto conosciuta perché l’allungamento della vita media ne ha favorito la diffusione e al contempo ha dato rilevanza agli aspetti socio-assistenziali.
Neurodoc dà il proprio contribuito alla comprensione della patologia dal punto di vista sanitario.

La scoperta di Alois Alzheimer
Un definizione precisa
Il ruolo delle placche
L'azione degli ammassi
Ereditarietà e cause
La descrizione della malattia
La diagnosi
Il trattamento e gli scenari futuri
Link utili
Per saperne di più
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La scoperta di Alois Alzheimer

Focus sull'AlzheimerAlois Alzheimer nacque il 14 giugno 1864 nella piccola città bavarese di Marktbreit, dove suo padre, Eduard Alzheimer, era il notaio. Crescendo frequentò le università di Aschaffenburg, Tübingen, Berlino, e Würzburg, dove nel 1887 ottenne una laurea in medicina e nello stesso anno discusse la tesi del suo dottorato intitolata "Über die Ohrenschemalzdrnsen" (Sulle ghiandole ceruminose) frutto del lavoro sperimentale condotto presso il laboratorio del massimo istologo dell'epoca, Rudolf Albert von Kölliker.

L'anno successivo iniziò a lavorare presso "Städtischen Heilanstalt für Irre und Epileptische" di Francoforte sul Meno, un asilo di stato per malati mentali. Qui iniziò a studiare la psichiatria e si dedicò a quello che sarebbe poi stato il suo massimo interesse, la neuropatologia.

Qualche tempo dopo iniziò a lavorare con il celebre neurologo Franz Nissl che si era trasferito presso lo stesso istituto e insieme si dedicarono al sistema nervoso, in particolare l'anatomia patologica della corteccia cerebrale, lavoro che fruttò il monumentale "Histologische und histopatologische Arbeiten über die Grosshirnrinde" (Studi patologici e istopatologici della corteccia cerebrale).

Focus sull'AlzheimerNissl si trasferì poi a Heidelberg e Alzheimer fu nominato direttore dell' Irrenanstalt. Qui rimase fino al 1895 quando Emil Kraepelin, (un luminare della psichiatria, noto oggi per il suo tentativo di classificare tutte le forme di malattia mentale conosciute al tempo) lo chiamò a Heidelberg, dove lavorò ancora con Nissl.
Kraepelin e Alzheimer poi si trasferirono a Monaco nella clinica psichiatrica universitaria nel 1903, e qui Alzheimer si dedicò a vari studi, e osservazioni microscopiche sulle patologie del sistema nervoso.
Fu qui, nel novembre del 1906 che Alzheimer, ad una conferenza descrisse "eine eigenartige Erkrankung der Hirnrinde" una particolare malattia della corteccia cerebrale, basandosi sugli studi effettuati su una donna morta a 51 anni nel manicomio di Monaco. La donna era malata già da 5 anni e nel corso della malattia era divenuta completamente inabile, dopo il ricovero i sintomi accusati erano disorientamento, perdite di memoria e difficoltà nella lettura e scrittura. I sintomi poi erano peggiorati gradualmente portando a allucinazioni e perdita delle funzioni mentali principali.
L'anatomia patologica della malattia aveva mostrato che la corteccia era più sottile del normale e la presenza di due anomalie: una placca senile, formazione già osservata in persone anziane, e una matassa neurofibrillare nel materiale istologico della corteccia.
Quest'ultima struttura non era stata mai descritta prima e fu la caratteristica che permise di capire che quella era una malattia mai studiata prima e il professor Kraepelin ne coniò il nome come malattia di Alzheimer.



Un definizione precisa

Focus sull'AlzheimerLa malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressiva, caratterizzata a livello istologico (a livello dell'esame dei tessuti cerebrali) da due strutture caratteristiche, le placche amiloidi e gli ammassi neurofibrillari.


La malattia di Alzheimer è in sostanza una forma di demenza, ovvero una patologia cerebrale che influisce sulle capacità di una persona di portare a termine anche le più semplici attività quotidiane, andando a colpire le parti del cervello che controllano la parola, la memoria e il pensiero.
Un malato di Alzheimer subisce un declino progressivo e globale delle funzioni intellettive, che è inevitabilmente associato ad un deterioramento della vita di relazione dovuto all'incapacità di controllare le proprie reazioni emotive e comportamentali.
Progressivamente il paziente perde l'autonomia nell'esecuzione degli atti quotidiani della vita e diventa completamente dipendente dagli altri durante il decorso della malattia che può durare tra gli 8 e i 15 anni.

Il cervello dei pazienti di Alzheimer contiene delle strutture anormali, le placche beta-amiloidi e ammassi neurofibrillari, che sono per lo più concentrate in regioni del cervello importanti per la memoria, sebbene molte persone in età avanzata presentino strutture di questo tipo, nei malati di Alzheimer sono presenti in quantità molto maggiore.



Il ruolo delle placche

Focus sull'AlzheimerLe placche sono depositi densi e insolubili di proteine e materiale cellulare che si addensano attorno ai neuroni, gli ammassi sono composti da fibre aggrovigliate e si creano invece all'interno delle cellule nervose.
Solo da pochi anni si conosce di cosa sono composte, come si formano e quale sia il loro ruolo nella genesi della malattia.
Le placche sono costituite dal peptide (un frammento di proteina) beta-amiloide che deriva dal taglio di una proteina di membrana, l'APP.
Responsabili del taglio sono due enzimi (proteine che facilitano processi cellulari) beta e gamma secretasi che tagliano l'APP liberando il b-amilode fuori della cellula, dove si ammassa e si compatta con altre molecole e cellule non nervose creando le placche.



L'azione degli ammassi

Focus sull'AlzheimerI neuroni sani hanno uno scheletro interno di supporto formato in parte da strutture chiamate microtubuli, che sono costituiti di subunità stabilizzate da una proteina detta tau.
Nell'Alzheimer la proteina tau è modificata chimicamente (iperfosforilata), e ciò ne causa l'appaiamento con altre unità di tau che finiscono poi per creare i grovigli neurofibrillari. Tale contesto provoca un collasso della struttura microtubulare, con conseguenti problemi di comunicazione fra i neuroni e poi portandoli alla morte.
La proteina tau sembra coinvolta anche in altre patologie neurodegenerative.



Ereditarietà e cause

Focus sull'AlzheimerLe informazioni che servono alle cellule del nostro organismo per svolgere le proprie funzioni sono immagazzinate nel DNA, una lunga molecola impacchettata in strutture chiamate cromosomi che sono contenuti in ogni cellula e che vengono ereditati dai genitori.
L'informazione è organizzata nel DNA a blocchi, detti geni, ognuno dei quali codifica per determinate azioni. Se uno di questi blocchi contiene degli errori, chiamati mutazioni, allora l'azione di cui è responsabile non sarà corretta: ciò può portare a miglioramenti (l'evoluzione è spiegabile in parte con questo meccanismo), ma anche a problemi, che si possono esprimere in anomalie o patologie, che per quanto detto sopra potranno essere ereditabili.

Circa il 75% dei casi di Alzheimer sono classificati come sporadici, ovvero non colpiscono anche i parenti del paziente, l'origine di questi casi non è definita in maniera sicura, anche se probabilmente c'è una componente genetica, si sa per certo che il rischio di sviluppare la patologia aumenta con l'età.
Il restante 25% dei casi di Alzheimer è di tipo ereditario, ovvero ha cause genetiche: questi casi si possono distinguere in malattie a comparsa precoce (i sintomi appaiono prima dei 65 anni) e a comparsa tardiva (i sintomi appaiono dopo i 65 anni).
I ricercatori hanno identificato tre geni coinvolti nell'Alzheimer a comparsa precoce: il gene della proteina APP che si trova sul cromosoma 21, e i geni per la presenilina1 (PSEN1) che si trova sul cromosoma 14 e per la presenilina2 (PSEN2) che si trova sul cromosoma 1.

Anche se una solamente di queste mutazioni viene ereditata, la persona quasi inevitabilmente svilupperà la malattia di Alzheimer del tipo ad insorgenza precoce.
Nel cromosoma 19 invece, si trova un gene (ApoE) responsabile della produzione della apolipoproteina E, che sembra essere associata alla malattia di Alzheimer a insorgenza tardiva. Non si conoscono i meccanismi di questo coinvolgimento, ma pare che la apolipoproteina E leghi strettamente il peptide beta-amiloide, causandone la deposizione e contribuendo alla formazione delle placche. Recenti studi hanno sottolineato un possibile collegamento fra fattori correlati al rischio cardiovascolare e la genesi della malattia di Alzheimer, in particolare pare che elevati livelli di un aminoacido, l'omocisteina siano associati con un rischio maggiore di malattia.
Un'altra area che sembra dare suggerimenti utili a capire la genesi dell'Alzheimer è lo studio dell'invecchiamento, in particolare in relazione al danno neuronale che col tempo viene inflitto da parte dei radicali liberi e che può innescare dei fenomeni di danno ossidativo che interferiscono con i sottili equilibri di controllo del cervello.



La descrizione della malattia

Focus sull'AlzheimerIl tempo che trascorre tra la diagnosi della malattia e il decesso del paziente varia, da circa tre anni se la malattia si manifesta dopo gli 80 anni, a circa 10 o più se la malattia si manifesta in età più giovane.

La malattia di Alzheimer inizia nella corteccia entorinale, un'area del cervello vicina all'ippocampo e strettamente collegata ad esso. Proprio l'ippocampo (una struttura del cervello strettamente collegata alla mamoria a lungo e breve termine) è il bersaglio successivo della malattia. Questa fase della malattia inizia decine di anni prima della insorgenza clinica dell'Alzheimer, che si manifesta all'inizio con perdite di memoria.

Mentre la malattia colpisce la corteccia cerebrale, iniziano a manifestarsi i segni clinici che ne permettono la diagnosi:
    perdite di memoria accentuate
    sensazione di smarrimento anche negli ambienti familiari
    problemi a gestire le proprie finanze o a portare a termine le normali attività giornaliere una sempre
    maggiore difficoltà a prendere decisioni
    perdita di spontaneità e senso di iniziativa
    aumento dell'ansia.

Col procedere della malattia, aumentano le perdite di memoria e il senso di confusione, si presentano problemi a riconoscere i familiari, si hanno problemi a leggere, scrivere, lavorare con i numeri.
Il paziente a questo stadio ha difficoltà nell'organizzare i pensieri e pensare in modo logico, possono iniziare problemi di giudizio nelle varie situazioni quotidiane o problemi nel controllo propriocettivo.
Nello stadio più avanzato le placche e gli ammassi sono ormai molto diffusi nel cervello, i pazienti perdono la capacità di riconoscere le persone care e non sono più in grado di comunicare, non sono più autosufficienti, fino a rimanere bloccati a letto completamente. Il sopravvenire di altre patologie causa il decesso.



La diagnosi

Focus sull'AlzheimerUna diagnosi di Alzheimer che non lasci spazi a dubbi è possibile solamente con un esame istologico del cervello, così da evidenziare le strutture caratteristiche della malattia, le placche amiloidi e gli ammassi neurofibrillari, quindi dopo il decesso del paziente. Ma la medicina ha messo a punto una serie di test di valutazione che permettono, insieme a una accurata anamnesi, di capire se i problemi accusati dal paziente sono riconducibili ad Alzheimer, o ad una forma di demenza.

Vengono valutate le condizioni del paziente, dei sintomi accusati e del loro decorso temporale, si intervistano i parenti e i familiari del paziente, per avere ulteriori dettagli sui cambiamenti della sua personalità, e nel suo comportamento.
Nel contempo si eseguono test diagnostici (esami del sangue e diagnostica per immagini) che permettono di identificare possibili cause di demenza non Alzheimer, o di rilevare altre patologie che causino danni cerebrali, come tumori o infarti.
Sono disponibili test in grado di esaminare la eventuale diminuzione o alterazione delle capacità di memoria, nelle funzioni cognitive, o nelle abilità acquisite, come quelle linguistiche, nell'aritmetica o simili.



Il trattamento e gli scenari futuri

Focus sull'AlzheimerNella metà degli anni 70 gli scienziati avevano scoperto dei livelli eccezionalmente bassi di acetilcolina nei malati di Alzheimer, l'acetilcolina è un neurotrasmettitore molto importante nel processo di formazione e mantenimento dei ricordi. Oggi, questi studi e i successivi hanno portato la FDA (Food and Drug Administration) ad approvare negli Stati Uniti cinque farmaci per il trattamento dei sintomi dell'Alzheimer con sintomi lievi o moderati.

Il primo, la tacrina, è stato ormai sostituito da tre nuovi farmaci, il donezepil, la rivastigmina e la galantamina, che agiscono rallentando o bloccando le acetilcolinesterasi, enzimi coinvolti nella distruzione dell'acetilcolina.
Il quinto, la memantidina, viene usata nel trattamento delle forme mediamente gravi e gravi della malattia e agisce bloccando i recettori per il glutammato, un altro neuro trasmettitore che svolge un importante ruolo nei processi di apprendimento e di memoria.

Purtroppo, ad oggi, non esiste una cura definitiva per la malattia di Alzheimer. Tutti i farmaci disponibili sono solamente in grado di rallentarne il decorso e quindi di permettere al malato di conservare più a lungo (per mesi o qualche anno) le funzioni cognitive.
Il futuro della cura della malattia di Alzheimer potrebbe essere nel vaccino, si sta infatti sperimentando un vaccino che permetta al sistema immunitario di bloccare la formazione delle placche amiloidi, un punto chiave nella gnesi della malattia. Anche se al momento ci si è imbattuti in reazioni immunitarie esagerate in seguito ai vaccini sperimentali, la ricerca continua, anche grazie alla creazione di una razza di topi geneticamente modificati che crescendo sviluppa problemi simili a quelli diagnosticati in un malato di Alzheimer.



Link utili
    http://www.ministerosalute.it/dettaglio/phPrimoPiano.jsp?id=88
    Pagine del sito del Ministero della Salute dedicate al morbo di Alzheimer.

    http://www.alzheimer.it
    Alzheimer Italia - E’ il sito, della Federazione Alzheimer Italia, che riunisce, coordina e rappresenta a livello nazionale e internazionale associazioni di volontariato senza fini di lucro e riuniscono familiari di ammalati, ricercatori, operatori sociali e sanitari, volontari e simpatizzanti.

    http://www.cda-asl3.it/presentazione.asp
    Questo sito vuole costituire un collegamento ed un riferimento per i Centri Diurni Alzheimer che operano in Italia, offrendo visibilità e possibilità di mettere a confronto le proprie esperienze.

    http://www.itinad.com
    Italian Interdisciplinary Network on Alzheimer Disease

    http://www.alzheimer-europe.org
    Alzheimer Europe – Sito dell’Associazione non-governativa, che ha lo scopo di diffondere la conoscenza di tutte le forme di demenza.

    http://www.alz.co.uk
    Alzheimer disease international – Sito internazionale che riunisce tutte le associazioni che nel mondo si occupano di Alzheimer.

    http://www.nia.nih.gov
    National Institute of Ageing

    http://www.centroalzheimer.it
    Centro Alzheimer,a cura del Laboratorio di Epidemiologia e Neuroimaging San Giovanni di Dio Fatebenefratelli Brescia.

    http://www.formalzheimer.it
    Formalzheimer fornisce notizie su: Terapia conversazionale dei pazienti Alzheimer
Parte del materiale e delle immagini in questo focus sono tratti da: "Alzheimer's Disease Education and Referral Center" un servizio del National Institute on Aging.




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